Storie di granito: l’Elba nascosta nei palazzi di Pisa - I Love Elba!
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Chi cammina oggi tra le chiese e i palazzi medievali di Pisa difficilmente immagina che molte di quelle colonne, silenziose e imponenti, hanno iniziato il loro viaggio molto prima… su uno scoglio dell’Isola d’Elba.

A raccontarcelo è uno studio scientifico appena pubblicato sulla rivista Archaeological and Anthropological Sciences, frutto del lavoro di un gruppo di ricercatori di Pisa e di Aix-en-Provence. L’articolo si intitola “Material journeys: unravelling itineraries of granite shafts in medieval Pisa” e riguarda l’Elba più di quanto si possa immaginare.

Dall’analisi di quasi tutte le colonne di granito presenti negli edifici medievali pisani emerge infatti un dato sorprendente: il 44% proviene dall’Isola d’Elba. Una percentuale enorme, che supera di gran lunga altre aree di approvvigionamento come la costa dell’Anatolia, la Corsica o la Sardegna.

Non si tratta di semplici ipotesi basate sull’aspetto della pietra: grazie a indagini strumentali, i ricercatori hanno individuato una vera e propria “impronta digitale” chimica e magnetica dei graniti, diversa per ogni zona di origine.

Non tutte le colonne elbane furono cavate appositamente per Pisa, né arrivarono sempre direttamente dall’isola. Molte risultano essere materiali di recupero, le cosiddette spolia, provenienti da edifici di epoca romana. Alcune colonne, addirittura, furono trasportate a Pisa da altre località del Mediterraneo frequentate dai pisani, come Roma stessa.

Il granito dell’Elba, una storia lunga millenni
Dalle antiche cave di San Piero fino ai luoghi simbolo della storia europea: il granito elbano è stato utilizzato per colonne, altari e manufatti destinati a Roma, Pisa e persino ad Aquisgrana. Ancora oggi, passeggiando tra le vecchie cave dell’Elba occidentale, capita di imbattersi in colonne abbozzate e manufatti mai partiti, testimoni silenziosi di un lavoro durato secoli.

In altri casi, invece, le maestranze medievali lavorarono direttamente nelle cave elbane per edifici ben precisi. È il caso della chiesa di San Michele in Borgo. A confermarlo non c’è solo l’archeologia, ma anche uno dei documenti più antichi del Medioevo elbano: intorno al 1048 l’abate Bono si vanta di aver fatto arrivare le colonne della chiesa proprio dall’Elba e da Luni. Anche le enormi colonne del Duomo di Pisa risultano spedite direttamente dall’isola.

Questo dettaglio cambia parecchio la prospettiva storica.

Nell’XI secolo, quindi, i pisani cavavano granito all’Elba. Un’informazione tutt’altro che banale, perché il dominio politico formale di Pisa sull’isola è attestato solo dal secolo successivo. Se però già allora erano in grado di aprire cantieri, estrarre il granito e trasportarlo via mare, significa che il controllo dell’isola e delle rotte era già solido e ben organizzato.

Curiosamente, dopo questi primi riferimenti, il silenzio.

Nei documenti del Duecento e del Trecento si parla di ferro, di vino, perfino di capre, ma mai di granito. Un’assenza che suggerisce come l’attività estrattiva, se ancora presente, non avesse più un ruolo rilevante nei traffici.

Lo studio conferma infatti che quasi tutti gli edifici pisani con colonne elbane non vanno oltre la metà del XII secolo. Le eccezioni sono poche: palazzo Gambacorti (oggi sede del Comune), costruito tra il 1370 e il 1392, e i portici di Borgo Stretto, del Cinquecento, epoca in cui i Medici tornano a interessarsi al granito elbano. Anche in questi casi, però, non si può escludere che si tratti ancora una volta di materiale di recupero.

Dopo la grande stagione dell’edilizia monumentale pisana, il granito dell’Elba sembra quindi rimanere quasi esclusivamente a servizio dell’isola stessa. Ed è proprio per questo che ogni nuova ricerca, ogni dato in più, assume un valore enorme: perché illumina un periodo ancora pieno di zone d’ombra, dove l’Elba continua a raccontare la sua storia… a chi sa ascoltarla.

A piedi nel mondo del granito
La storia del granito elbano non è solo da leggere, ma anche da camminare. Sulle pendici del Monte Capanne esiste un itinerario che attraversa antiche cave, siti preistorici, colonne abbandonate e panorami spettacolari, seguendo le tracce lasciate dagli scalpellini nel corso dei secoli. Un percorso ad anello con partenza da San Piero, tra sentieri storici e testimonianze archeologiche, dove il granito racconta tutto senza bisogno di parole.
Testo rielaborato a partire da un contributo di Francesco Stea, pubblicato su elbareport.it
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