Pirati all'Isola d'Elba - I Love Elba!
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Secoli di pirateria si sono succeduti nel mar Tirreno, anni durante i quali devastazioni, incendi di paesi, razzie di prigionieri erano all’ordine del giorno. In questi secoli anche l’Isola d’Elba subì gli attacchi dei feroci pirati e fu soggetta a saccheggi e incursioni di ogni genere.

Il pirata più famoso fu Khair-ed-Din “il bene della religione”, detto Barbarossa, che a comando della flotta turca distrusse i paesi di Grassera, poi Capoliveri, Rio e la Fortezza di Luceri (oggi Santa Lucia), confermando così la veridicità della definizione di “scatenati leoni” attribuita ai turchi dalle popolazioni indifese.

In seguito arrivarono anche i turchi comandati dal pirata Dragut, succeduto a Barbarossa morto alla metà del 1500, per niente spaventati dall’esistenza di torri e forti (costruiti dagli Appiani e da Cosimo I de’ Medici) che sbarcarono sull’isola numerose volte, distruggendo e depredando centri abitati e fortezze esistenti: Longone, Capoliveri, Rio e per ultime Campo, Poggio, Marciana e di nuovo Grassera, che venne definitivamente abbandonata dalla popolazione e di cui oggi restano solo il nome e tracce di mura e ruderi della pieve di San Quirico.

A causa del perdurare per diversi secoli del terrore turco sull’isola, la fantasia popolare ha dato origine a numerosi miti, leggende, espressioni che sono rimaste nel linguaggio di uso comune e toponimi, sicuramente più numerosi rispetto ad altre epoche storiche. “Farsi venire il ciriffo come i turchi”, “peggio del guercio di tunisi”, ma soprattutto “mamma li turchi!”, sono modi di dire ancora diffusi che racchiudono insieme la tragedia e il clima di terrore di quegli anni.

E nomi propri (non solo elbani) come spiaggia di Barbarossa (che il pirata sembrava usasse sempre come approdo sull’isola), Fonte del Turco, Pozzo al Moro, Valle dei Mori, Punta dei Turchi, Cala del Saraceno e Cala Moresca rendono testimonianza di questo passato, che ancora in qualche modo veniva ricordato vivo e minaccioso.

Oltre a saccheggi e distruzioni i pirati barbareschi portarono anche qualcosa di buono: un dolce che raccoglieva gli ingredienti tipici della cucina mediorientale come pinoli e uva sultanina.

Rispetto alla ricetta originale, senza alcool secondo i precetti dell’Islam, la schiaccia nell’Ottocento diventò poi la famosa “Schiaccia Briaca”, quando per renderla più gustosa all’impasto venne aggiunto l’Aleatico, vino passito tipico dell’isola d’Elba, e l’alchermes che conferisce al dolce la tipica colorazione rossastra in superficie.

A questo periodo appartengono inoltre numerose leggende come quella dell’Innamorata, legata al territorio Capoliverese, quella di Marinella e Le cinque sorelle di Luceri, tutte frutto delle improvvise incursioni piratesche, condotte da un esiguo numero di uomini, ma capaci ugualmente di originare tragedie il cui ricordo è sopravvissuto per secoli.

Le cinque sorelle di Luceri

Tra Lacona e Portoferraio, sulla sommità di un colle sorgeva un fortilizio romano chiamato Luceri, dove vi viveva il capitano del castello con le sue cinque figlie.
Della bellezza delle cinque figlie se ne parlava in tutta l’isola tanto che tutti avrebbero voluto vederle. Un giorno il castellano insieme ad alcuni cacciatori partì all’alba per una battuta ai porci, ma in Val Carene si imbatterono in un gruppo di pirati Turchi e vennero uccisi. Essendo stati colti di sorpresa, solo qualcuno riuscì a sparare, ma le schioppettate insospettirono coloro che erano rimasti nel forte, che temendo il peggio, scapparono nei boschi.
Si racconta invece che le fanciulle si nascosero nel capanno degli attrezzi e poi, sperando di trovare il loro babbo, si incamminarono verso casa dove trovarono però solo un cumulo di macerie.
La più piccola delle sorelle in quel momento iniziò un lungo e ininterrotto pianto che terminò solo quando le fanciulle, ormai vinte dalla stanchezza, si addormentarono.
Ad un tratto sentirono un fischio provenire dal mare: una barca corsara era in vista. Terrorizzate e pensando che i turchi fossero giunti a rapirle, le ragazze fuggirono tenendosi per mano e iniziarono a correre verso Lacona ma arrivate su una scogliera la sorella maggiore scivolò da uno scoglio, perse l’equilibrio e trascinò in mare le altre che affogarono insieme a lei.
Oggi nelle sere di luna piena, nel luogo in cui sarebbero scomparse le fanciulle, l’acqua del mare presenta bagliori perlacei ed effonde nell’aria il pianto delle sorelle.

testo “Le cinque sorelle di Luceri” tratto da Leggende Elbane di Marisa Sardi

Foto Elba Comunico